Ristorante Charlie 1983 | DesiProdaccion

Ristorante Charlie 1983.

Mancava forse solo lo Stregatto, ma direi che il padrone di casa era un ottimo sostituto. Il sorriso era tale quale.

Ristorante Charlie 1983, gli chef

Ci hanno fatto accomodare ad un grande tavolo rotondo, vicino ad un bellissimo camino e ad un quadro che molto probabilmente è stato causa della mia percezione d’esser nel paese delle meraviglie, ma direi che magia e simpatia non sono di certo mancate. Personale molto accogliente che subito ci ha offerto delle bollicine per accompagnare la lettura del menu.
Al tavolo, a fianco delle classiche posate avevamo anche un piccolo pennello ed un ciotolino che la cameriera ci ha riempito con dell’olio da degustare insieme ad una brioches e dei paninetti fatti in casa.

Ristorante Charlie 1983 - Tavolo e camino Ristorante Charlie 1983 - Olio in degustazione

Dopo aver ordinato, si comincia con un’entrée a base di anguria cotta a bassa temperatura e ricotta cotta al forno ed una piccola frittura mista di pesce. Il primo piatto non era troppo nelle nostre corde, direi che è stata una novità assoluta mangiare l’anguria cotta, ma la frittura era speciale.

Ristorante Charlie 1983 - Anguria cotta a bassa pressione e ricotta al forno Ristorante Charlie 1983 - Frittura mista di pesce

Decidiamo quindi di cominciare con un piatto (che si è poi rivelato più un vassoio) di crudo misto con frutta, pomodori e burrata. Primo divertimento della serata è stato quello di riuscire a trovare l’abbinamento migliore tra i vari ingredienti: tonno, salmone rosso, scampi e gamberi di Mazara con la varietà di frutta disponibile sul tagliere, come fragoline di bosco, mirtilli, lamponi, more e pesca e poi la burrata, da accompagnare ovviamente al pomodorino.
Lo chef aveva inoltre firmato i piatti vuoti, serviti davanti a noi per poter gustare l’antipasto, con del nero di seppia.

Ristorante Charlie 1983 - Crudo di pesce con frutta, burrata e pomodorini Ristorante Charlie 1983 - Piatto firmato dalla chef

Mentre ci gustavamo questo infinito antipasto di crudi entra uno strano soggetto con in mano un grosso cartone chiedendo se qualcuno in sala aveva ordinato della pizza. Era lo chef che, a questo punto, ricordava un po’ il cappellaio matto, ma senza cappello.
Apre il cartone di pizza e serve una fetta ad ogni commensale. Era pizza al nero di seppia, fatta da lui. Scenetta molto divertente, originale come quell’ottima pizza: avrei fatto volentieri il bis!

Ristorante Charlie 1983 - Pizza al nero di seppia

Servita la pizza, lo chef si avvicina a noi e ci consiglia degli ottimi vini da accompagnare ai piatti scelti ed inoltre ci consiglia il secondo che ancora non avevamo ordinato.
Apre una bottiglia e brinda insieme a noi una delle tappe del nostro fantastico viaggio di nozze.

Marito ha proseguito il viaggio con un primo squisito: spaghetti Massimo Mancini, sarde in saor, finocchietto, pan grattato saporito, pinoli; mentre io ho deciso per dei ravioli ripieni con gamberi, pomodorini e basilico rosso.

Ristorante Charlie 1983 - spaghetti Ristorante Charlie 1983 - ravioli

Per rimanere in tema mare, lo chef ci consigliava il suo astice con cipolla e patate in crema rosa. Il piatto era obiettivamente buono, ma l’astice ci è parso un po’ troppo cotto, quindi difficile da mandar giù.
Teniamo però anche conto che avevamo già mangiato molto per non parlare dei vini degustati con i diversi piatti. Non possiamo quindi dare di certo un cattivo giudizio a questo secondo a base di astice.

Ristorante Charlie 1983 - astice Ristorante Charlie 1983 - bicchieri vuoti

La cena si è quindi conclusa con della piccola pasticceria da leccarsi i baffi.

Ristorante Charlie 1983 - Piccola Pasticceria

L’esperienza da Charlie è stata davvero unica non solo per l’ottimo cibo e i vini perfettamente accompagnati, ma anche per l’ospitalità e il divertimento offerto dallo chef e il personale di sala.
Ottimi anche i prezzi, ottimo il rapporto qualità/prezzo.
Ve lo consiglio.

Un abbraccio,
D.

Ristorante Charlie 1983

Ristorante Charlie 1983
Via Pisani Dossi N° 28/30
Albairate(MI)
Tel: +39 02.9406635
WEBSITE: http://www.ristorantecharlie1983.com/
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Innocenti evasioni: quando le stelle non brillano.

Sarà stato il caos all’ingresso, la serata un po’ incerta, ma, nonostante in parecchi lo lodino, a me non è piaciuto granché.
Non mi voglio dilungare molto, quasi non ne volevo scrivere, ma mi pare un peccato dar giudizi solo sui ristoranti che apprezzo. Vale la pena parlare anche delle note negative ogni tanto, giusto per dar luogo anche a discussioni.

All’ingresso del ristorante mi sono trovata davanti una ventina di “gentleman” in giacca e cravatta che urlavano e ridevano tra loro. No. Non erano camerieri. Erano lì per qualche cena aziendale, suppongo. Ma questo non giustificava di certo il casino che facevano.
Irritata perché nessuno ci ha accolti come si deve (in un ristorante STELLATO), mi accingo a cercare in mezzo alla folla qualche buon uomo che assomigliasse vagamente ad un VERO cameriere.
Dopo circa un quarto d’ora sbuca un tizio vestito da cuoco che ci saluta (quasi fossimo amici), poi arriva anche un cameriere che ci fa accomodare ad un tavolo appena vicino all’ingresso dove, peraltro, i “gentleman” insistevano col la loro caciara.

Siamo rimasti lì seduti. Io e Diego. Per almeno 10 minuti in silenzio ad ammirare quella specie di centrotavola fatto coi grissini. Col sottofondo dei “gentleman”. -.-‘
La mia irritazione stava arrivando al culmine. Finché, dopo altri cinque minuti, un cameriere si degna di portarci gentilmente i menu. Nessun cenno ad un bicchiere di bollicine, giusto per “accoglierci”.

Avevo fame e l’unica cosa che potevo addentare i grissini. Che poi, è colpa di Diego se mi è venuto il dubbio che potesse essere un centrotavola! -.-‘
Bè, mentre leggo il menu e sgranocchio un pezzettino di grissino (non volevo rovinare l’opera d’arte!!), passano circa tre quarti d’ora, ma per fortuna quei pinguini si erano spostati dall’atrio e si era fatto un po’ di silenzio (non pensatemi viziata, non sono sempre così puntigliosa, ma se vado a spendere tanti soldini, capite che anche l’ambiente deve fare la sua parte? N.d.A.).

Abbiamo atteso ancora un po’, poi è finalmente arrivato il cameriere. Freddo. Abbiamo ordinato (piatti e vino) dopodiché ci ha portato via l’opera d’arte di grissini. (o.O)
Ma dico, sei impazzito!? Sto morendo di fame, non ci caga nessuno, passano le ore e tu mi porti via l’unica fonte di cibo che c’è!?

Ovviamente abbiamo atteso un bel po’ anche solo per ricevere la bottiglia di vino che avevamo scelto.
Ma grazie al cielo, insieme al vino hanno portato anche del pane.

Devo ammettere che, nonostante tutto, la bontà dei piatti effettivamente c’era. Quello che però mi ha lasciata un po’ delusa è stato proprio l’ambiente. Il caos, l’arredamento… Si andava dai faretti da cinema sul soffitto ai mobili della nonna in sala; per non parlare della muffa e le crepe sui muri!
Ah, quasi dimenticavo! Un clamoroso “LOL” per il piattino dei dolcetti: sullo sfondo (come potete vedere nella foto) si leggeva “regalaci il tuo like e seguici su twitter”… OMG!!. Quanto meno mi han fatta ridere un pochetto.

Secondo me è stata anche un po’ la serata sfigata, perché non c’era posto nel tanto lodato giardino… Probabilmente, se ci avessero fatto accomodare di là, la serata avrebbe preso una piega differente e avrei anche apprezzato di più il cibo.
Vi lascio con le foto dei piatti, non ricordo bene i nomi… abbiate pietà per una piccola donna isterica.

Baci e abbracci,
D.

Innocenti Evasioni

Innocenti Evasioni
Via Privata della Bindellina, 20155 Milano
Tel: +39 0233001882
WEBSITE: http://www.innocentievasioni.com/

Carlo dà il via alla maniera sua…

Ed ecco la prima vera tappa del nostro fantastico VIAGGIO DI NOZZE.

La Maniera di Carlo, un bellissimo ristorante di cucina italiana in zona XXII Marzo, che ha voluto incarnare un insieme di buone maniere che soddisfano tutti i sensi, che rievocano ricordi e tradizioni assopite che facciano guardare al futuro con ottimismo e vivere il presente in maniera entusiasta (#cit. Francesco Germani). Ed è proprio con entusiasmo che lo staff, che in media raggiunge appena i 25 anni di età, gestisce questo grazioso posticino.
Sono rimasta davvero stupita dalla professionalità che questi giovani camerieri dimostravano nel servire le pietanze impeccabili.
Il ristorante però non è gestito da “Carlo”, ma dal figlio, che ha voluto rendere omaggio al padre scomparso dando nome al locale ricordando le sue buone maniere. L’ambiente è elegante e caldo, nulla è lasciato al caso, tutto indica una raffinata cura per i dettagli e questo garantisce la giusta intimità, che ho avuto il piacere di provare sedendomi al tavolino vicino ad una porticina che porta al cortile, ottimo per la calda stagione.

Appena arrivati, ci hanno fatti accomodare e come benvenuto, lo chef, aveva preparato questa sorta di “pinzimonio moderno” con una spuma di barbabietola (premetto: non mangio barbabietole.). Un benvenuto fresco ed originale, ho apprezzato (abbiamo, perché anche Diego non mangia barbabietole) persino la spuma!
Mentre sorseggiavamo delle bollicine, abbiamo sfogliato il menù. Ovviamente, come da bon-ton, nel mio non erano presenti i prezzi, come invece lo erano in quello per l’uomo. La scelta è stata ardua, ma alla fine siamo arrivati a decidere per una cena a base di pesce.
Come ogni ristorante di lusso che si rispetti, non è definibile tale se non c’è un’entrée. Ecco, in questo caso, io ci tornerei più e più volte anche solo per questo piccolo piattino: un cannolo di pasta fillo con all’interno melanzane tritate, salsa di parmigiano e, ai lati, pomodorini confit (questi ormai sono la mia ossessione!!).

La Maniera di Carlo - Entrée

Abbiamo quindi iniziato la cena con i crudi: io ho optato per la tartare di seppia alla vodka e basilico, leggera salsa wasaby e soya e insalatina di crauto bianco. Diego è stato invece tentato dai crudi di pesce, frutta e fantasia, un piatto davvero curato nei gusti e nell’aspetto: la cucina infatti si fonde su un’attenzione meticolosa per le materie prime e sulla continua ricerca di eccellenze, fornite da una selezione di piccoli produttori italiani. Erano degli assaggi di vari pesci e crostacei, ognuno abbinato con un frutto o una salsina.

La Maniera di Carlo - Tartare di seppia

La Maniera di Carlo - Crudi misti

Ovviamente, la mia scelta era la migliore e quindi, Diego, ha pensato bene di fregarmi quel delizioso piatto di tartare, cedendomi il suo misto crudo.. -.-‘

Da dividere, invece, abbiamo scelto un (SIGNOR) gamberone rosso Carabineros, melone, passion fruit e alghe shiso. Bè, sono ancora senza parole per poterlo descrivere. Era qualcosa di tremendamente buono!!

La Maniera di Carlo - Gamberone rosso Carabineros

Ok. Finiti gli antipasti, mi è arrivato al tavolo un cucchiaio ed ho esultato: come primo avevo scelto degli spaghetti e, da buona terrona, sono abituata a mangiarli col cucchiaio, quindi mi domandavo se in un posto del genere era possibile anche solo immaginare di chiederne uno… Ma poi ho capito.
C’era un assaggio a metà del pasto per ripulire il palato: una schiuma di schweppes con cetriolo tritato. Delusa per via del cucchiaio, ma molto, molto colpita anche da questa entrée dei primi…

La Maniera di Carlo -

A seguire, come accennavo prima, ho scelto una carbonara di mare affumicata, invitante per via delle uova di salmone che io adoro (!), erano degli spaghetti neri alla chitarra al the Lapsang Souchong con gamberi e, appunto, uova di salmone. Ottimi, ma a gusto personale, un po’ nauseanti: le porzioni sembrano piccina, ma in realtà riempiono un sacco!

La Maniera di Carlo - Spaghetti alla chitarra in carbonara di mare

Diego ha invece preso lo spaghettone di Gragnano selezione Afeltra con alici, n’duja, pane alle erbe e granella di pistacchio. Erano talmente buoni che si è persino scordato di farmeli assaggiare! -.-‘

La Maniera di Carlo - spaghettone di Gragnano

A questo punto eravamo abbastanza provati. Ma, dato che generalmente non riusciamo quasi mai ad arrivare al dolce, Diego ha deciso di provare il tiramisù con granita di caffè. Ma prima (!), entrée del dolce!! >.<
Un semifreddo allo yogurt, pesche e sorbetto di basilico.

La Maniera di Carlo -

L’assaggio era squisito. Ma il tiramisù ancora di più! (sono in vena di rime)

La Maniera di Carlo - Tiramisù con granita di caffé

Per concludere in bellezza, il titolare ci ha deliziati con un amaro che può far digerire persino la peperonata(!!); un nome, un programma: TOCCASANA, ho detto tutto.

Ok, perdonatemi: le foto non sono il massimo ma era pur sempre una cena romantica (!) e quindi la luce era parecchio soffusa… Photoshop aiuta, ma non sempre fa miracoli! 😛

Vorrei concludere accennandovi una futura recensione. Più o meno…
Dopo La Maniera di Carlo, no, non la stessa sera, qualche sera dopo, siamo stati in un ristorante con una Stella Michelin. A confronto, La Maniera di Carlo ne merita almeno una in più di quest’altro…
Non voglio rovinarvi la sorpresa, quindi non vado oltre.

Vi basti sapere che non tutte le stelle brillano.

Xo, Xo.
D.

La Maniera di Carlo

La Maniera di Carlo
Via Pietro Calvi, 20129 Milano
Tel. + 39 02 76024261
WEBSITE: http://www.lamanieradicarlo.it/

Stasera cucina Cracco!

Bè, ecco, dopo un po’ di astinenza da blog, eccomi splendida come sempre a raccontarvi di qualche sera fa…

Poco meno di un mesetto fa, un mio amico su FB aveva condiviso il link ad un evento (a mio parere) stràfico: CIBO A REGOLA D’ARTE.
Incuriosita (perché quando si parla di cibo sono sempre in prima fila!) ho aperto il link e mi ritrovo due settimane piene di piccoli eventi all’insegna della cucina; protagonisti degli eventi: Davide Oldani e Carlo Cracco (il simpaticone di masterchef).

CIBO A REGOLA D’ARTE è un percorso dentro la cultura del cibo, alla scoperta e riscoperta di sapori, gusti, profumi, territori, storie e tradizioni.

CIBO A REGOLA D’ARTE per il pubblico è un’occasione di esplorazione dei territori, con le loro materie prime, le produzioni enogastronomiche, le eccellenze grandi o piccole, internazionali o locali, che credono nel loro Genius Loci, nell’anima della loro terra che si offre come esperienza culturale.
E’ un evento per il popolo dei «Foodies», appassionati che semplicemente AMANO IL CIBO per consumarlo, studiarlo, prepararlo e conoscerlo.

In pratica si trattava di mini workshop di cucina, piccole conferenze tenute dagli Dei della cucina italiana degli ultimi tempi e presentazioni di piatti tipici, il tutto presso il Museo nazionale della scienza e della tecnologia Leonardo da Vinci.

Insomma, pareva una cosa divertente, interessante ed originale, che poteva distogliere un po’ le attenzioni dei milanesi dai problemi quotidiani!

Comunico quindi immediatamente la cosa ad un tizio che vive con me da troppo tempo, stra-appassionato di cucina e che ha quasi rischiato di partecipare alla prossima edizione di.. vabbè, lasciam perdere!

Così, Lui, ha voluto iscriversi ad una delle cene che concludevano le settimane di eventi: il 24/03/2013, Cena d’autore, firmata Carlo Cracco.

Ovviamente i posti erano terminati e la sua iscrizione per due persone è quindi finita in lista d’attesa.

Arriviamo al dunque: Lui era rimasto solo in quanto il suo amico non poteva accompagnarlo e quindi mi son dovuta “sacrificare”…
Bè, quale miglior premio per un sacrificio fatto(?!).

IL MENÙ

  • Tuorlo d’uovo marinato, piselli e menta
  • Risotto mantecato con lenticchie
  • Sottofiletto di vitello gratinato, capperi e liquerizia
  • Nuvola di mascarpone, lime e rum

I piatti su cui puntavo parecchio erano l’antipasto e il dolce ed effettivamente non mi hanno per nulla delusa, anzi: cosa darei per rimangiare quel tuorlo!
Gli altri due piatti, il primo ed il secondo, non mi convincevano molto: mi aspettavo un risotto color marrone, con all’interno le lenticchie intere, mentre per il “graten” di capperi e liquerizia (sì, perché con la “e” fa più figo) avevo molte perplessità.

#EINVECE(!) Il primo era un semplice risotto in bianco con sopra grattuggiate le lenticchie ben tostate (ma tanto, tanto #CIT di Cracco) in precedenza. Buono, eh, ma nulla di così eccezionale… Potrei tentare di rifarlo e credo possa anche uscirmi bene.

Il secondo invece, con mia gran sorpresa, era molto buono! L’accompagnamento era un petalo (-.-‘) di purea di rafano e due puntarelle (le mie verdure preferite); il “graten”, che era la mia più grossa perplessità della serata, si è invece scoperta una squisita salsina sopra al sottofiletto (scusate il gioco di parole) di cui, la liquerizia era appena appena percettibile, ma finito il piatto tornava su per allietare il palato.

Sottofiletto di vitello gratinato, capperi e liquerizia

Veniamo ora ai piatti forti!
Il tuorlo marinato (non ho ancora capito né come né con cosa) era qualcosa di indimenticabile: servito su un piatto di insalata sotto la quale c’era una crema di piselli e menta e intorno il sottilissimo bianco dell’uovo cotto non so come. Insomma, una vera libidine per noi comuni mortali!

Ecco, qui la fame ha preso il sopravvento e non mi sono ricordata di farvi una foto del piatto, I’m sorry!

Il dolce, invece era questa nuvola, sia come forma che come consistenza, di mascarpone avvolta in microgranelli di pan di Spagna e circondata da una cremina a base di rhum.

Nuvola di mascarpone, lime e rum

C’è da sottolineare che durante tutto ciò non riuscivi mai a tenere vuoto il calice: a partire dallo spumantino iniziale, i camerieri erano sempre pronti a rifornirti, fino a concludere con un rosso barricato (che a me, ovviamente, non piace!).

A fine cena, il nostro caro Chef è uscito per ricevere applausi e/o insulti ed io, ormai bella sull’ubriaco andante grazie agli infiniti camerieri pronti a servirti vino, non mi sono persa di certo l’occasione per divertirmi un po’ con lui!!
L’ho accolto con un bel “Mi stai diludendo! Hai fatto un mappazzone!“, riferendomi al risotto servito tutto schiacciato nel piatto (anche qui la fame, non essendosi ancora placata, mi ha fatto perdere l’occasione della fotografia, ma ne ho trovata uno sul web: FOTO). Cracco ha ovviamente sorriso e mi ha risposto: “Vuoi che muoro!?“, insomma, lo scambio di battute non mi ha distolta però dalla domanda che volevo porgli fin dall’antipasto:
Chef, ma se non voglio fare il tuorlo marinato, con cosa potrei abbinare quella fantastica crema di piselli e menta?
… ecco la sua reazione:

Carlo Cracco e DesiProdaccion: la domanda impossibile

Ok, la sua risposta è stata: “Oddio, non saprei” dopodiché ha passato la palla al suo tirapiedi, lo Chef Luigi Taglienti, che mi ha risposto: “Forse, con del prosciutto crudo“.

Dopodiché Cracco, rivolto ad una signora che poco prima gli chiese come mai non ridesse mai, essendo un così bel ragazzo: “Vede signora perché non sorrido mai?“.

La serata si è conclusa quindi con una bella risata ed una foto ricordo:

Carlo Cracco e DesiProdaccion: foto ricordo