D'O

E come dice il buon vecchio Homer, D’O!

Chissà se anche Homer Simpson è stato in questo ristorante che di stellato ha ben poco: la sua storica esclamazione sembrerebbe proprio azzeccata per definire il D’O, di Davide Oldani…
Arriviamo con 10 minuti di anticipo (che per me è già dir tanto), ma non sembrano apprezzare, anzi, ci fanno attendere fuori, in una (quest’anno, rara) calda e umida serata d’estate, piena di zanzare! Tant’è che ho ballato la pizzica per un quarto d’ora abbondante e non tanto per intrattenere gli altri clienti in anticipo.
Finalmente, alle 21:10 ci fanno entrare. Il posto è piccolo o almeno, l’arredamento lo rende tale. La confusione è abbondante, ma pazienza, è pur sempre uno stellato: la mia mente è già ai piatti succulenti che mi immagino di trovare sul menù!
I camerieri ci fano accomodare al tavolo dove ci lasciano (a guardarci intorno) per altri 10 minuti circa. Quando arriva il cameriere, ecco la notizia che rovina i miei sogni culinari: “come ben sapete, questa sera c’è menù fisso”. Io cado dal pero, la mia faccia credo abbia assunto le sembianze di Shrek, incredulo.

Shrek

Ci porta quindi il “menù”, ma (grazie al cielo) ci annuncia che per ogni portata c’è comunque un’alternativa (sempre sia lodato!!). Optiamo entrambi per l’alternativa, dato che nessuna delle pietanze proposte ci allettava, ma con l’aggiunta di un antipasto da dividere per via della curiosità.
Attendo impaziente di vedere l’entrée, classica di ogni stellato, ma questa non arriva, quindi ordiniamo da bere (per affogare i già tanti dispiaceri) un buon Franciacorta Satèn.
Arriva il primo antipasto, quello appositamente richiesto per pura curiosità: spugna d’anguria, polvere di prosciutto, pomodoro e menta. Abbiamo decisamente fatto molto bene a dividerlo perché aveva un sapore molto particolare, agrodolce, che potrebbe nauseare.

Antipasto - Spugna d'anguria

Proseguiamo col menù scelto:
Parmigiana caramellata con gelato di parmigiano.
Premesso che il gelato ho appena fatto in tempo a vederlo, si trattava della classica parmigiana (di cui vado pazza), messa in un cestino di pasta sfoglia caramellato con zucchero e sopra a tutto c’era una pallina di gelato al parmigiano. Purtroppo le portate sono arrivate al tavolo incandescenti e quindi il gelato ha retto molto poco, inoltre, come se non bastasse, mi sono ustionata la lingua, per non parlare del caramello che ti si appiccicava insolente ai denti e al palato. Anche qui abbiamo ritrovato quel gusto dolce e salato insieme, che un po’ nausea.

D'O - Parmigiana caramellata

Ravioli brasati con leggero pesto, pinoli, crema di parmigiano, pomodorini e fichi.
Finalmente un buon piatto! Giuro che tornerei solo per mangiarmi questo primo, ma dubito che lo mantengano, dato il menù fisso.

D'O - Ravioli brasati

Dentice con olive, crema di mare e crackers .
Un buon filetto, ma eccessivamente “sapido”, perché dire salato ad Oldani non piace.

D'O - San Pietro con olive

Io, il dolce non l’ho mangiato perché ero piena, ma Marito sì.
Seadas di albicocche.
Anche qui si ritrova il gusto dolce-salato degli antipasti. Il dolce, una seadas decisamente rivisitata, si presentava ricoperto da una cialda croccante con semi vari, sotto cui c’era una crema di ricotta con albicocche.
Molto buono (perché ovviamente l’ho assaggiato). Diciamo che ho preferito di gran lunga trovare il dolce-salato nel dolce piuttosto che negli antipasti, in quanto questi ultimi devono aprire la cena e l’agrodolce e il dolce-salato può guastare tutto.

D'O - Seadas di albicocche

Bene, ora che vi ho descritto il menù, vorrei soffermarmi sulle critiche degli arredi e non.
Ad un certo punto della serata, tra un piatto e l’altro, mi guardavo in giro. Premesso che c’era un po’ di confusione, la nostra sala non era molto grande e mi sono resa conto che l’arredamento, prevalentemente beige e marrone non era di grande aiuto, rendendo anzi gli spazi ancora più soffocanti. Vorrei quindi consigliare allo Chef Oldani di tentare con degli arredi più chiari.
Alle pareti, inoltre, erano appesi dei quadri con foto e disegni che ritraevano lo chef, così, giusto per ricordare ai commensali dove si trovavano! La scritta D’O era ovunque, dai quadri, ai bicchieri.
Per non parlare del famoso cucchiaio del D’O. Scomodo, a mio parere, goffo e soprattutto inutile nel momento in cui vuoi tentare di tagliare qualcosa!

D'O - Il cucchiaio

La cosa che mi ha un po’ infastidita (sarà anche per la mia tendenza ad essere un “braccino corto”) è stato il fatto che, nonostante abbia saltato il dolce che era compreso nel menù a prezzo fisso, non ci sono stati sconti, anzi(!), avendo preso il famoso antipasto da dividere (che post cena posso dire che averei dovuto evitare, tra l’altro…) ci hanno fatto pagare il piatto a parte. Ovviamente anche il vino e il calice da dolce erano a parte, ma almeno abbiamo fatto ottime scelte!

D'O - Selfie

Concludo salutando l’amico Oldani che s’è raccomandato tanto di non fare recensioni su Tripadvisor perché poi la gente fraintende, ma che mi ha comunque invitata a tornare da lui promettendomi di farmi assaggiare in anteprima il nuovo menù e concedendomi foto della sua cucina per il mio blog.
Grazie mille per la generosa offerta, che ovviamente valuterò, per il momento è tutto, baci e abbracci,

D.

D'O - Davide Oldani

D’O
Via Magenta 18
20010 San Pietro all’Olmo
Cornaredo – Milano – Italy
Tel: +39 02.9362209 (N.B.: Informarsi sul fondo del sito web per le prenotazioni!)
WEBSITE: http://www.cucinapop.do/
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Carlo dà il via alla maniera sua…

Ed ecco la prima vera tappa del nostro fantastico VIAGGIO DI NOZZE.

La Maniera di Carlo, un bellissimo ristorante di cucina italiana in zona XXII Marzo, che ha voluto incarnare un insieme di buone maniere che soddisfano tutti i sensi, che rievocano ricordi e tradizioni assopite che facciano guardare al futuro con ottimismo e vivere il presente in maniera entusiasta (#cit. Francesco Germani). Ed è proprio con entusiasmo che lo staff, che in media raggiunge appena i 25 anni di età, gestisce questo grazioso posticino.
Sono rimasta davvero stupita dalla professionalità che questi giovani camerieri dimostravano nel servire le pietanze impeccabili.
Il ristorante però non è gestito da “Carlo”, ma dal figlio, che ha voluto rendere omaggio al padre scomparso dando nome al locale ricordando le sue buone maniere. L’ambiente è elegante e caldo, nulla è lasciato al caso, tutto indica una raffinata cura per i dettagli e questo garantisce la giusta intimità, che ho avuto il piacere di provare sedendomi al tavolino vicino ad una porticina che porta al cortile, ottimo per la calda stagione.

Appena arrivati, ci hanno fatti accomodare e come benvenuto, lo chef, aveva preparato questa sorta di “pinzimonio moderno” con una spuma di barbabietola (premetto: non mangio barbabietole.). Un benvenuto fresco ed originale, ho apprezzato (abbiamo, perché anche Diego non mangia barbabietole) persino la spuma!
Mentre sorseggiavamo delle bollicine, abbiamo sfogliato il menù. Ovviamente, come da bon-ton, nel mio non erano presenti i prezzi, come invece lo erano in quello per l’uomo. La scelta è stata ardua, ma alla fine siamo arrivati a decidere per una cena a base di pesce.
Come ogni ristorante di lusso che si rispetti, non è definibile tale se non c’è un’entrée. Ecco, in questo caso, io ci tornerei più e più volte anche solo per questo piccolo piattino: un cannolo di pasta fillo con all’interno melanzane tritate, salsa di parmigiano e, ai lati, pomodorini confit (questi ormai sono la mia ossessione!!).

La Maniera di Carlo - Entrée

Abbiamo quindi iniziato la cena con i crudi: io ho optato per la tartare di seppia alla vodka e basilico, leggera salsa wasaby e soya e insalatina di crauto bianco. Diego è stato invece tentato dai crudi di pesce, frutta e fantasia, un piatto davvero curato nei gusti e nell’aspetto: la cucina infatti si fonde su un’attenzione meticolosa per le materie prime e sulla continua ricerca di eccellenze, fornite da una selezione di piccoli produttori italiani. Erano degli assaggi di vari pesci e crostacei, ognuno abbinato con un frutto o una salsina.

La Maniera di Carlo - Tartare di seppia

La Maniera di Carlo - Crudi misti

Ovviamente, la mia scelta era la migliore e quindi, Diego, ha pensato bene di fregarmi quel delizioso piatto di tartare, cedendomi il suo misto crudo.. -.-‘

Da dividere, invece, abbiamo scelto un (SIGNOR) gamberone rosso Carabineros, melone, passion fruit e alghe shiso. Bè, sono ancora senza parole per poterlo descrivere. Era qualcosa di tremendamente buono!!

La Maniera di Carlo - Gamberone rosso Carabineros

Ok. Finiti gli antipasti, mi è arrivato al tavolo un cucchiaio ed ho esultato: come primo avevo scelto degli spaghetti e, da buona terrona, sono abituata a mangiarli col cucchiaio, quindi mi domandavo se in un posto del genere era possibile anche solo immaginare di chiederne uno… Ma poi ho capito.
C’era un assaggio a metà del pasto per ripulire il palato: una schiuma di schweppes con cetriolo tritato. Delusa per via del cucchiaio, ma molto, molto colpita anche da questa entrée dei primi…

La Maniera di Carlo -

A seguire, come accennavo prima, ho scelto una carbonara di mare affumicata, invitante per via delle uova di salmone che io adoro (!), erano degli spaghetti neri alla chitarra al the Lapsang Souchong con gamberi e, appunto, uova di salmone. Ottimi, ma a gusto personale, un po’ nauseanti: le porzioni sembrano piccina, ma in realtà riempiono un sacco!

La Maniera di Carlo - Spaghetti alla chitarra in carbonara di mare

Diego ha invece preso lo spaghettone di Gragnano selezione Afeltra con alici, n’duja, pane alle erbe e granella di pistacchio. Erano talmente buoni che si è persino scordato di farmeli assaggiare! -.-‘

La Maniera di Carlo - spaghettone di Gragnano

A questo punto eravamo abbastanza provati. Ma, dato che generalmente non riusciamo quasi mai ad arrivare al dolce, Diego ha deciso di provare il tiramisù con granita di caffè. Ma prima (!), entrée del dolce!! >.<
Un semifreddo allo yogurt, pesche e sorbetto di basilico.

La Maniera di Carlo -

L’assaggio era squisito. Ma il tiramisù ancora di più! (sono in vena di rime)

La Maniera di Carlo - Tiramisù con granita di caffé

Per concludere in bellezza, il titolare ci ha deliziati con un amaro che può far digerire persino la peperonata(!!); un nome, un programma: TOCCASANA, ho detto tutto.

Ok, perdonatemi: le foto non sono il massimo ma era pur sempre una cena romantica (!) e quindi la luce era parecchio soffusa… Photoshop aiuta, ma non sempre fa miracoli! 😛

Vorrei concludere accennandovi una futura recensione. Più o meno…
Dopo La Maniera di Carlo, no, non la stessa sera, qualche sera dopo, siamo stati in un ristorante con una Stella Michelin. A confronto, La Maniera di Carlo ne merita almeno una in più di quest’altro…
Non voglio rovinarvi la sorpresa, quindi non vado oltre.

Vi basti sapere che non tutte le stelle brillano.

Xo, Xo.
D.

La Maniera di Carlo

La Maniera di Carlo
Via Pietro Calvi, 20129 Milano
Tel. + 39 02 76024261
WEBSITE: http://www.lamanieradicarlo.it/