D'O

E come dice il buon vecchio Homer, D’O!

Chissà se anche Homer Simpson è stato in questo ristorante che di stellato ha ben poco: la sua storica esclamazione sembrerebbe proprio azzeccata per definire il D’O, di Davide Oldani…
Arriviamo con 10 minuti di anticipo (che per me è già dir tanto), ma non sembrano apprezzare, anzi, ci fanno attendere fuori, in una (quest’anno, rara) calda e umida serata d’estate, piena di zanzare! Tant’è che ho ballato la pizzica per un quarto d’ora abbondante e non tanto per intrattenere gli altri clienti in anticipo.
Finalmente, alle 21:10 ci fanno entrare. Il posto è piccolo o almeno, l’arredamento lo rende tale. La confusione è abbondante, ma pazienza, è pur sempre uno stellato: la mia mente è già ai piatti succulenti che mi immagino di trovare sul menù!
I camerieri ci fano accomodare al tavolo dove ci lasciano (a guardarci intorno) per altri 10 minuti circa. Quando arriva il cameriere, ecco la notizia che rovina i miei sogni culinari: “come ben sapete, questa sera c’è menù fisso”. Io cado dal pero, la mia faccia credo abbia assunto le sembianze di Shrek, incredulo.

Shrek

Ci porta quindi il “menù”, ma (grazie al cielo) ci annuncia che per ogni portata c’è comunque un’alternativa (sempre sia lodato!!). Optiamo entrambi per l’alternativa, dato che nessuna delle pietanze proposte ci allettava, ma con l’aggiunta di un antipasto da dividere per via della curiosità.
Attendo impaziente di vedere l’entrée, classica di ogni stellato, ma questa non arriva, quindi ordiniamo da bere (per affogare i già tanti dispiaceri) un buon Franciacorta Satèn.
Arriva il primo antipasto, quello appositamente richiesto per pura curiosità: spugna d’anguria, polvere di prosciutto, pomodoro e menta. Abbiamo decisamente fatto molto bene a dividerlo perché aveva un sapore molto particolare, agrodolce, che potrebbe nauseare.

Antipasto - Spugna d'anguria

Proseguiamo col menù scelto:
Parmigiana caramellata con gelato di parmigiano.
Premesso che il gelato ho appena fatto in tempo a vederlo, si trattava della classica parmigiana (di cui vado pazza), messa in un cestino di pasta sfoglia caramellato con zucchero e sopra a tutto c’era una pallina di gelato al parmigiano. Purtroppo le portate sono arrivate al tavolo incandescenti e quindi il gelato ha retto molto poco, inoltre, come se non bastasse, mi sono ustionata la lingua, per non parlare del caramello che ti si appiccicava insolente ai denti e al palato. Anche qui abbiamo ritrovato quel gusto dolce e salato insieme, che un po’ nausea.

D'O - Parmigiana caramellata

Ravioli brasati con leggero pesto, pinoli, crema di parmigiano, pomodorini e fichi.
Finalmente un buon piatto! Giuro che tornerei solo per mangiarmi questo primo, ma dubito che lo mantengano, dato il menù fisso.

D'O - Ravioli brasati

Dentice con olive, crema di mare e crackers .
Un buon filetto, ma eccessivamente “sapido”, perché dire salato ad Oldani non piace.

D'O - San Pietro con olive

Io, il dolce non l’ho mangiato perché ero piena, ma Marito sì.
Seadas di albicocche.
Anche qui si ritrova il gusto dolce-salato degli antipasti. Il dolce, una seadas decisamente rivisitata, si presentava ricoperto da una cialda croccante con semi vari, sotto cui c’era una crema di ricotta con albicocche.
Molto buono (perché ovviamente l’ho assaggiato). Diciamo che ho preferito di gran lunga trovare il dolce-salato nel dolce piuttosto che negli antipasti, in quanto questi ultimi devono aprire la cena e l’agrodolce e il dolce-salato può guastare tutto.

D'O - Seadas di albicocche

Bene, ora che vi ho descritto il menù, vorrei soffermarmi sulle critiche degli arredi e non.
Ad un certo punto della serata, tra un piatto e l’altro, mi guardavo in giro. Premesso che c’era un po’ di confusione, la nostra sala non era molto grande e mi sono resa conto che l’arredamento, prevalentemente beige e marrone non era di grande aiuto, rendendo anzi gli spazi ancora più soffocanti. Vorrei quindi consigliare allo Chef Oldani di tentare con degli arredi più chiari.
Alle pareti, inoltre, erano appesi dei quadri con foto e disegni che ritraevano lo chef, così, giusto per ricordare ai commensali dove si trovavano! La scritta D’O era ovunque, dai quadri, ai bicchieri.
Per non parlare del famoso cucchiaio del D’O. Scomodo, a mio parere, goffo e soprattutto inutile nel momento in cui vuoi tentare di tagliare qualcosa!

D'O - Il cucchiaio

La cosa che mi ha un po’ infastidita (sarà anche per la mia tendenza ad essere un “braccino corto”) è stato il fatto che, nonostante abbia saltato il dolce che era compreso nel menù a prezzo fisso, non ci sono stati sconti, anzi(!), avendo preso il famoso antipasto da dividere (che post cena posso dire che averei dovuto evitare, tra l’altro…) ci hanno fatto pagare il piatto a parte. Ovviamente anche il vino e il calice da dolce erano a parte, ma almeno abbiamo fatto ottime scelte!

D'O - Selfie

Concludo salutando l’amico Oldani che s’è raccomandato tanto di non fare recensioni su Tripadvisor perché poi la gente fraintende, ma che mi ha comunque invitata a tornare da lui promettendomi di farmi assaggiare in anteprima il nuovo menù e concedendomi foto della sua cucina per il mio blog.
Grazie mille per la generosa offerta, che ovviamente valuterò, per il momento è tutto, baci e abbracci,

D.

D'O - Davide Oldani

D’O
Via Magenta 18
20010 San Pietro all’Olmo
Cornaredo – Milano – Italy
Tel: +39 02.9362209 (N.B.: Informarsi sul fondo del sito web per le prenotazioni!)
WEBSITE: http://www.cucinapop.do/
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Ristorante Charlie 1983 | DesiProdaccion

Ristorante Charlie 1983.

Mancava forse solo lo Stregatto, ma direi che il padrone di casa era un ottimo sostituto. Il sorriso era tale quale.

Ristorante Charlie 1983, gli chef

Ci hanno fatto accomodare ad un grande tavolo rotondo, vicino ad un bellissimo camino e ad un quadro che molto probabilmente è stato causa della mia percezione d’esser nel paese delle meraviglie, ma direi che magia e simpatia non sono di certo mancate. Personale molto accogliente che subito ci ha offerto delle bollicine per accompagnare la lettura del menu.
Al tavolo, a fianco delle classiche posate avevamo anche un piccolo pennello ed un ciotolino che la cameriera ci ha riempito con dell’olio da degustare insieme ad una brioches e dei paninetti fatti in casa.

Ristorante Charlie 1983 - Tavolo e camino Ristorante Charlie 1983 - Olio in degustazione

Dopo aver ordinato, si comincia con un’entrée a base di anguria cotta a bassa temperatura e ricotta cotta al forno ed una piccola frittura mista di pesce. Il primo piatto non era troppo nelle nostre corde, direi che è stata una novità assoluta mangiare l’anguria cotta, ma la frittura era speciale.

Ristorante Charlie 1983 - Anguria cotta a bassa pressione e ricotta al forno Ristorante Charlie 1983 - Frittura mista di pesce

Decidiamo quindi di cominciare con un piatto (che si è poi rivelato più un vassoio) di crudo misto con frutta, pomodori e burrata. Primo divertimento della serata è stato quello di riuscire a trovare l’abbinamento migliore tra i vari ingredienti: tonno, salmone rosso, scampi e gamberi di Mazara con la varietà di frutta disponibile sul tagliere, come fragoline di bosco, mirtilli, lamponi, more e pesca e poi la burrata, da accompagnare ovviamente al pomodorino.
Lo chef aveva inoltre firmato i piatti vuoti, serviti davanti a noi per poter gustare l’antipasto, con del nero di seppia.

Ristorante Charlie 1983 - Crudo di pesce con frutta, burrata e pomodorini Ristorante Charlie 1983 - Piatto firmato dalla chef

Mentre ci gustavamo questo infinito antipasto di crudi entra uno strano soggetto con in mano un grosso cartone chiedendo se qualcuno in sala aveva ordinato della pizza. Era lo chef che, a questo punto, ricordava un po’ il cappellaio matto, ma senza cappello.
Apre il cartone di pizza e serve una fetta ad ogni commensale. Era pizza al nero di seppia, fatta da lui. Scenetta molto divertente, originale come quell’ottima pizza: avrei fatto volentieri il bis!

Ristorante Charlie 1983 - Pizza al nero di seppia

Servita la pizza, lo chef si avvicina a noi e ci consiglia degli ottimi vini da accompagnare ai piatti scelti ed inoltre ci consiglia il secondo che ancora non avevamo ordinato.
Apre una bottiglia e brinda insieme a noi una delle tappe del nostro fantastico viaggio di nozze.

Marito ha proseguito il viaggio con un primo squisito: spaghetti Massimo Mancini, sarde in saor, finocchietto, pan grattato saporito, pinoli; mentre io ho deciso per dei ravioli ripieni con gamberi, pomodorini e basilico rosso.

Ristorante Charlie 1983 - spaghetti Ristorante Charlie 1983 - ravioli

Per rimanere in tema mare, lo chef ci consigliava il suo astice con cipolla e patate in crema rosa. Il piatto era obiettivamente buono, ma l’astice ci è parso un po’ troppo cotto, quindi difficile da mandar giù.
Teniamo però anche conto che avevamo già mangiato molto per non parlare dei vini degustati con i diversi piatti. Non possiamo quindi dare di certo un cattivo giudizio a questo secondo a base di astice.

Ristorante Charlie 1983 - astice Ristorante Charlie 1983 - bicchieri vuoti

La cena si è quindi conclusa con della piccola pasticceria da leccarsi i baffi.

Ristorante Charlie 1983 - Piccola Pasticceria

L’esperienza da Charlie è stata davvero unica non solo per l’ottimo cibo e i vini perfettamente accompagnati, ma anche per l’ospitalità e il divertimento offerto dallo chef e il personale di sala.
Ottimi anche i prezzi, ottimo il rapporto qualità/prezzo.
Ve lo consiglio.

Un abbraccio,
D.

Ristorante Charlie 1983

Ristorante Charlie 1983
Via Pisani Dossi N° 28/30
Albairate(MI)
Tel: +39 02.9406635
WEBSITE: http://www.ristorantecharlie1983.com/
Unico Restaurant - ristorante

Unico Restaurant, unico panorama.

Da Unico Restaurant è stata un’esperienza da brivido, ma in senso positivo.

Ok, lo ammetto, non tutti i ristoranti che abbiamo visitato erano presenti nella lista nozze, ma ci siamo fatti prendere un po’ la mano… E ne è valsa la pena! (N.d.A.)

Unico Restaurant è il ristorante più alto di Italia, infatti è situato all’ultimo piano del grattacielo WJC, il 20°. Per raggiungerlo, basta prendere l’ascensore (grazie, Demone Celeste!) …vetrato: per quelli che come me soffrono di vertigini è consigliato guardare la porta dell’ascensore, quella è metallo!
Siamo stati accolti dalla receptionist che ci ha accompagnati all’ingresso del ristorante per poi affidarci al cameriere. Il ristorante è fatto di vetrate gigantesche che affacciano su tutta Milano (per me è stato abbastanza traumatico anche l’ingresso quindi…), un panorama davvero da brivido!

Ci hanno accompagnati al tavolo che, ovviamente, poggiava ad una delle infinite vetrate, quindi ho optato per la posizione più interna. Quando mi sono finalmente seduta sono riuscita a rilassarmi e godermi la splendida serata che ora vi racconterò.

Unico Restaurant: panorama

Grandi tavoli principalmente ovali e semi rotondi (il lato che si appoggia alla vetrata è dritto), apparecchiati con grande raffinatezza; al centro della sala c’è un tavolo dorato, una grande onda d’oro che illumina il ristorante. Un ambiente davvero tranquillo (non come quello del post precedente! -.-‘), rilassante, nonostante le vertigini, che ti fa sentire comunque al sicuro.
Come tutti gli stellati che si rispettino (Innocenti Evasioni escluso, quindi…), ci hanno subito servito delle bollicine e una piccola entrée (a base di chips di riso) per accompagnare la lettura del menu.

Diego ha scelto il menu degustazione che prevedeva sei portate: Capesante con pomodoro e mango, Palamita con spinacini e salsa al rafano, Vitello tonnato su composta di limone e capperi, Gnocchi di barbabietola con crema di patate e ricotta affumicata, Guancia di vitello brasata con piselli e lattuga, Cubo di pastiera napoletana con rabarbaro e fragole.

Io invece, sono stata tentata da due portate del menu alla carta: Battuta di gamberi rossi di Mazara con maionese alla bottarga e frutto della passione e Spaghetti cacio e pepe con porri e ricci di mare, per poi concludere con il dessert, Pineta, gelato ai pinoli, terra di cioccolato e gel di pino.

Abbiamo concluso poi la serata con l’arrivo di Elisabetta Canalis e Mastrolindo, caffè, con piccola pasticceria e, per chiudere in bellezza, un bel bicchiere di Zacapa XO (e scusa se è poco!). Una serata davvero incantevole. E, sinceramente, non vedo l’ora che arrivi l’inverno coi suoi temporali per tornare lì, nonostante le vertigini, per godermi lo spettacolo dall’alto…

Baci, baci,
D.

Unico Restaurant

Unico Restaurant
Viale Achille Papa, 30, 20149 Milano
Tel: +39 02 39261025
WEBSITE: http://www.unicorestaurant.it/entrance.html

Innocenti evasioni: quando le stelle non brillano.

Sarà stato il caos all’ingresso, la serata un po’ incerta, ma, nonostante in parecchi lo lodino, a me non è piaciuto granché.
Non mi voglio dilungare molto, quasi non ne volevo scrivere, ma mi pare un peccato dar giudizi solo sui ristoranti che apprezzo. Vale la pena parlare anche delle note negative ogni tanto, giusto per dar luogo anche a discussioni.

All’ingresso del ristorante mi sono trovata davanti una ventina di “gentleman” in giacca e cravatta che urlavano e ridevano tra loro. No. Non erano camerieri. Erano lì per qualche cena aziendale, suppongo. Ma questo non giustificava di certo il casino che facevano.
Irritata perché nessuno ci ha accolti come si deve (in un ristorante STELLATO), mi accingo a cercare in mezzo alla folla qualche buon uomo che assomigliasse vagamente ad un VERO cameriere.
Dopo circa un quarto d’ora sbuca un tizio vestito da cuoco che ci saluta (quasi fossimo amici), poi arriva anche un cameriere che ci fa accomodare ad un tavolo appena vicino all’ingresso dove, peraltro, i “gentleman” insistevano col la loro caciara.

Siamo rimasti lì seduti. Io e Diego. Per almeno 10 minuti in silenzio ad ammirare quella specie di centrotavola fatto coi grissini. Col sottofondo dei “gentleman”. -.-‘
La mia irritazione stava arrivando al culmine. Finché, dopo altri cinque minuti, un cameriere si degna di portarci gentilmente i menu. Nessun cenno ad un bicchiere di bollicine, giusto per “accoglierci”.

Avevo fame e l’unica cosa che potevo addentare i grissini. Che poi, è colpa di Diego se mi è venuto il dubbio che potesse essere un centrotavola! -.-‘
Bè, mentre leggo il menu e sgranocchio un pezzettino di grissino (non volevo rovinare l’opera d’arte!!), passano circa tre quarti d’ora, ma per fortuna quei pinguini si erano spostati dall’atrio e si era fatto un po’ di silenzio (non pensatemi viziata, non sono sempre così puntigliosa, ma se vado a spendere tanti soldini, capite che anche l’ambiente deve fare la sua parte? N.d.A.).

Abbiamo atteso ancora un po’, poi è finalmente arrivato il cameriere. Freddo. Abbiamo ordinato (piatti e vino) dopodiché ci ha portato via l’opera d’arte di grissini. (o.O)
Ma dico, sei impazzito!? Sto morendo di fame, non ci caga nessuno, passano le ore e tu mi porti via l’unica fonte di cibo che c’è!?

Ovviamente abbiamo atteso un bel po’ anche solo per ricevere la bottiglia di vino che avevamo scelto.
Ma grazie al cielo, insieme al vino hanno portato anche del pane.

Devo ammettere che, nonostante tutto, la bontà dei piatti effettivamente c’era. Quello che però mi ha lasciata un po’ delusa è stato proprio l’ambiente. Il caos, l’arredamento… Si andava dai faretti da cinema sul soffitto ai mobili della nonna in sala; per non parlare della muffa e le crepe sui muri!
Ah, quasi dimenticavo! Un clamoroso “LOL” per il piattino dei dolcetti: sullo sfondo (come potete vedere nella foto) si leggeva “regalaci il tuo like e seguici su twitter”… OMG!!. Quanto meno mi han fatta ridere un pochetto.

Secondo me è stata anche un po’ la serata sfigata, perché non c’era posto nel tanto lodato giardino… Probabilmente, se ci avessero fatto accomodare di là, la serata avrebbe preso una piega differente e avrei anche apprezzato di più il cibo.
Vi lascio con le foto dei piatti, non ricordo bene i nomi… abbiate pietà per una piccola donna isterica.

Baci e abbracci,
D.

Innocenti Evasioni

Innocenti Evasioni
Via Privata della Bindellina, 20155 Milano
Tel: +39 0233001882
WEBSITE: http://www.innocentievasioni.com/

Da Alice le meraviglie non mancano.

Altra tappa del viaggio di nozze. Stavolta con un trattamento speciale: “Church”, ospite al nostro matrimonio.
Si comincia con la lettura del menù, accompagnato da un piccolo aperitivo “finger food”: paccheri fritti con fonduta di parmigiano, baccalà mantecato su pane carasau, tartina con salmone marinato al caffè e tartina di mirtilli rossi con crema di guanciale. E come inizio direi che è stato ottimo!
La cameriera (sì, perché sono tutte donne le cameriere di Alice!) ci ha poi servito un piccolo bouquet di lattuga con all’interno una crema di pistacchi e un piattino con una piccola patata lessa tagliata in due al cui interno c’era un pezzetto di pancetta. Bisognava “pucciarla” in questa polverina fatta di pane alle olive nere e gustare. Altra entrata a dir poco originale!

Alice Ristorante: aperitivo Alice Ristorante: entrata

Scelto i piatti da gustare, abbiamo avuto l’onore di scambiare due chiacchiere con una sommelier per la scelta del vino: abbiamo fin da subito notato la prevalenza di cantine “al femminile” nella carta dei vini. Il primo (quello che poi abbiamo scelto) era infatti il mio preferito: Marisa Cuomo, Ravello bianco (di cui vi avevo già parlato in qualche post più indietro).
Questo bianco dal sapore equilibrato con una lieve nota acidula, ha accompagnato i nostri antipasti: il misto crudo, ossia le tartare e i crudi del giorno abbinati a salse di verdura e frutta, e carpacci e fantasia.

A seguire il raviolo aperto di seppia cruda (ripieno di capesante, gamberi, scampi e frutti di mare. Un piatto dedicato al maestro Gualtiero Marchesi) per me e per Diego capesante con fiori di zucchina farciti.

Alice Ristorante: misto crudi Alice Ristorante: raviolo di seppia cruda
Alice Ristorante: carpacci e fantasia Alice Ristorante: fiori di zucchina ripieni e capesante

Finita la prima bottiglia di vino, ho concesso a Diego di sceglierne un’altra per accompagnare i prossimi piatti. Questa volta però abbiamo saltato i primi per gustarci appunto due antipasti a testa, siamo quindi passati al secondo senza indugi: io ho scelto il polipo con patate in 3 maniere, ossia un polipo alla Luciana con chips, crema e granita di patate; mentre Diego ha scelto il calamaro in tutta la sua essenza, cioè un calamaro scottato con crema di patata affumicata, polvere di nero, pallottole di pecorino e menta.

Alice Ristorante: polipo con patate in 3 maniere Alice Ristorante: il calamaro in tutta la sua essenza

Per concludere in bellezza, Diego ha deciso di prendere anche il dolce. E che dolce: Che Palla, cioè una palla di cioccolato fondente al cui interno c’era del gelato alla vaniglia e cacao, con zabaione e pan di spagna disidratato all’esterno.
E non poteva certo mancare il dolcetto di accompagnamento al caffè! Dei piccoli pasticcini davvero deliziosi!

Alice Ristorante: Che palla! Alice Ristorante: pasticcini

Non è semplice descrivere l’originalità e la novità di gusti che ho trovato nei piatti da Alice. Bisognerebbe davvero provarli, almeno una volta nella vita, ne vale realmente!

Vi lascio come sempre i recapiti del ristorante, ma vi comunico già che Alice si trasferirà a breve: forse non tutti sanno che PURTROPPO il teatro Smeraldo di Milano ha definitivamente chiuso. Al suo posto nascerà il nuovo Eataly, una catena alimentare di punti vendita di medie e grandi dimensioni specializzati nella vendita e nella somministrazione di generi alimentari tipici e di qualità (fonte: Wikipedia).
All’interno della struttura, quindi, aprirà il nuovo Alice Ristorante.
Per chi fosse interessato ad approfondire, ecco un articolo de “Il Gambero Rosso.

Alice Ristorante

Alice Ristorante
Via Adige 9, 20135 Milano
Tel: +39 025462930
WEBSITE: http://www.aliceristorante.it/

N.B.: Tnx to Church Family per il regalo di nozze!! 🙂

Sadler - sala privè

Il viaggio prosegue da Sadler

Ed eccoci alla seconda tappa del tanto ammirato viaggio di nozze (bè, sì, dicono tutti che è stata un’idea geniale!): Sadler, a due passi da casa nostra.
Un ambiente delizioso, silenzioso, con luci soffuse ed effetti di colori, che regalano la giusta intimità ad una cena per due. Ovviamente, essendo una tappa di un viaggio di nozze, ho prenotato la sala privè. Vi spiego brevemente: il ristorante è caratterizzato da un sorprendente gioco architettonico di salette che si intersecano, ma che, allo stesso tempo, restano raccolte nella loro intimità (fonte: www.sadler.it).
La saletta Privè è quindi quella più azzeccata per una cena romantica, in quanto è presente un solo tavolo per due persone.
Ci hanno subito accolti offrendoci un ottimo flute di Champagne (da qui in avanti non ho più potuto fare a meno della bollicina per cominciare i pasti! -.-‘) e degli stuzzichini, per darci il tempo di leggere il menù.
Non dimentichiamo i famosi paninetti. Sono arrivata alla conclusione che non puoi definirti un ristorante stellato se non hai almeno un’entrée e i paninetti! (nda)

Desiprodaccion - Sadler: paninetti

A questo proposito, il benvenuto dello chef è stata una crema di melone con maionese al melone e prosciutto tostato, accompagnato da una fettina di pane tostato con rosmarino (ho ancora l’acquolina in bocca!).

Desiprodaccion - Sadler: entrée

La mia scelta per cominciare non poteva che essere il misto crudo. Un piatto da togliere il fiato, sia per l’occhio, sia per i nuovi gusti che mi ha fatto scoprire! Andiamo con ordine:

Desiprodaccion - Sadler: misto crudi

Si comincia la degustazione dall’ostrica servita con spuma di Mojito : vabbè, avrei anche potuto morire subito dopo il boccone, che sarei morta felice… io potrei vivere di sole ostriche e bere solo mojito!
D’accordo. Non ricordo più l’ordine esatto con cui avrei dovuto mangiare il piatto, ma vi elenco comunque gli assaggi (da in alto a sinistra fino a fare il giro completo del piatto): rotolino di riso venere e salmone, tartare di ricciola e avocado, tartare di tonno, spiedino di tonno e pop-corn di amaranto e salsa di soia, scampo con melone compresso e prosciutto disidratato, gamberetti con pane al basilico e coulis di pomodoro, tartare di triglia con gazpacho di anguria e liquirizia, coralli di capesante con fagiolini.
(Ok, ora che ho la bava alla bocca vi dico anche il resto… ^_^)

Mio marito, che voleva il mio piatto, ma che ho convinto a prenderne un altro per variare e assaggiare cose diverse (mi sta maledicendo ancora!), ha preso invece un’insalata di pesce e verdurine con varie vinaigrette vegetali. Non che questo piatto fosse cattivo (anzi!!), ma di certo non era all’altezza di tutto il ben di Dio che vi ho elencato sopra!

Desiprodaccion - Sadler: insalata di mare

Le presentazioni dei piatti erano qualcosa di fantastico, ma i sapori, nuovi per i comuni mortali, ci hanno lasciato davvero senza parole.
Diego ha proseguito poi con il primo (io ero già piena!): farfalline di pasta fresca ai fiori di zucchina, gamberi rossi e fiocchetti di ricotta di Seiras. Poco da dire: squisite!

Desiprodaccion - Sadler: farfalline di pasta fresca

Il secondo però me lo sono concesso: hamburger di dentice e scampi, salsa piccantina, patate fiammifero e verdure di primavera. Originalissimo, buonissimo!

Desiprodaccion - Sadler: hamburger di dentice e scampi

Diego ha preso invece un trancio di ricciola in crosta di olive taggiasche, pappa al pomodoro e patate roccia. E anche qui, nulla da eccepire. Diego conferma la bontà assoluta dei piatti di Sadler.

Desiprodaccion - Sadler: trancio di ricciola e olive taggiasche

Ovviamente Sadler ha anche un’ottima cantina. Abbiamo accompagnato i nostri piatti con un Friulano eccellente.
Per concludere la cena, essendo io piena, ho ordinato un sorbetto alla mela verde (pensando di rinfrescarmi un po’…) e Calvados, un distillato di sidro di mela tipico dell’omonimo dipartimento francese della Bassa Normandia (fonte: Wikipedia). Diciamo che ho concluso proprio in “ebrezza”.

Desiprodaccion - Sadler: sorbetto alla mela

Diego, invece ha scelto lo sformato di cioccolato amaro con cuore morbido di cioccolato bianco. Una goduria per i palati!

Desiprodaccion - Sadler: sformato di cioccolato

Manager e Creativo, trasgressivo quanto basta, rigoroso nell’applicare le regole, brillante nel trasgredirle.
CLAUDIO SADLER grande Chef con due stelle MICHELIN, è anche un personaggio piacevolissimo, vulcanico ed entusiasta, una figura di spicco nel panorama della cucina internazionale (fonte: www.sadler.it).

Affianco a Sadler (il ristorante), c’è il Chic’n Quick, capitanato sempre dallo chef Sadler, ma con prezzi un po’ più alla portata di tutti. Vi narrerò anche di questa moderna trattoria sul Naviglio, perché è un luogo meraviglioso e i piatti, essendo sempre i suoi, sono davvero ottimi! Ma un’altra volta, ora devo andare…
Vi lascio con questa foto che ritrae Marito e Sadler. Due uomini stupendi.

Baci, baci.
D.

Desiprodaccion - Sadler: Diego e Sadler

Sadler

Sadler
Via Ascanio Sforza, 77 – 20141 Milano
Tel. + 39 02 58104451
WEBSITE: www.sadler.it/ristorantesadler

N.B.: Tnx to Danielsan per il regalo di nozze!! 🙂

Carlo dà il via alla maniera sua…

Ed ecco la prima vera tappa del nostro fantastico VIAGGIO DI NOZZE.

La Maniera di Carlo, un bellissimo ristorante di cucina italiana in zona XXII Marzo, che ha voluto incarnare un insieme di buone maniere che soddisfano tutti i sensi, che rievocano ricordi e tradizioni assopite che facciano guardare al futuro con ottimismo e vivere il presente in maniera entusiasta (#cit. Francesco Germani). Ed è proprio con entusiasmo che lo staff, che in media raggiunge appena i 25 anni di età, gestisce questo grazioso posticino.
Sono rimasta davvero stupita dalla professionalità che questi giovani camerieri dimostravano nel servire le pietanze impeccabili.
Il ristorante però non è gestito da “Carlo”, ma dal figlio, che ha voluto rendere omaggio al padre scomparso dando nome al locale ricordando le sue buone maniere. L’ambiente è elegante e caldo, nulla è lasciato al caso, tutto indica una raffinata cura per i dettagli e questo garantisce la giusta intimità, che ho avuto il piacere di provare sedendomi al tavolino vicino ad una porticina che porta al cortile, ottimo per la calda stagione.

Appena arrivati, ci hanno fatti accomodare e come benvenuto, lo chef, aveva preparato questa sorta di “pinzimonio moderno” con una spuma di barbabietola (premetto: non mangio barbabietole.). Un benvenuto fresco ed originale, ho apprezzato (abbiamo, perché anche Diego non mangia barbabietole) persino la spuma!
Mentre sorseggiavamo delle bollicine, abbiamo sfogliato il menù. Ovviamente, come da bon-ton, nel mio non erano presenti i prezzi, come invece lo erano in quello per l’uomo. La scelta è stata ardua, ma alla fine siamo arrivati a decidere per una cena a base di pesce.
Come ogni ristorante di lusso che si rispetti, non è definibile tale se non c’è un’entrée. Ecco, in questo caso, io ci tornerei più e più volte anche solo per questo piccolo piattino: un cannolo di pasta fillo con all’interno melanzane tritate, salsa di parmigiano e, ai lati, pomodorini confit (questi ormai sono la mia ossessione!!).

La Maniera di Carlo - Entrée

Abbiamo quindi iniziato la cena con i crudi: io ho optato per la tartare di seppia alla vodka e basilico, leggera salsa wasaby e soya e insalatina di crauto bianco. Diego è stato invece tentato dai crudi di pesce, frutta e fantasia, un piatto davvero curato nei gusti e nell’aspetto: la cucina infatti si fonde su un’attenzione meticolosa per le materie prime e sulla continua ricerca di eccellenze, fornite da una selezione di piccoli produttori italiani. Erano degli assaggi di vari pesci e crostacei, ognuno abbinato con un frutto o una salsina.

La Maniera di Carlo - Tartare di seppia

La Maniera di Carlo - Crudi misti

Ovviamente, la mia scelta era la migliore e quindi, Diego, ha pensato bene di fregarmi quel delizioso piatto di tartare, cedendomi il suo misto crudo.. -.-‘

Da dividere, invece, abbiamo scelto un (SIGNOR) gamberone rosso Carabineros, melone, passion fruit e alghe shiso. Bè, sono ancora senza parole per poterlo descrivere. Era qualcosa di tremendamente buono!!

La Maniera di Carlo - Gamberone rosso Carabineros

Ok. Finiti gli antipasti, mi è arrivato al tavolo un cucchiaio ed ho esultato: come primo avevo scelto degli spaghetti e, da buona terrona, sono abituata a mangiarli col cucchiaio, quindi mi domandavo se in un posto del genere era possibile anche solo immaginare di chiederne uno… Ma poi ho capito.
C’era un assaggio a metà del pasto per ripulire il palato: una schiuma di schweppes con cetriolo tritato. Delusa per via del cucchiaio, ma molto, molto colpita anche da questa entrée dei primi…

La Maniera di Carlo -

A seguire, come accennavo prima, ho scelto una carbonara di mare affumicata, invitante per via delle uova di salmone che io adoro (!), erano degli spaghetti neri alla chitarra al the Lapsang Souchong con gamberi e, appunto, uova di salmone. Ottimi, ma a gusto personale, un po’ nauseanti: le porzioni sembrano piccina, ma in realtà riempiono un sacco!

La Maniera di Carlo - Spaghetti alla chitarra in carbonara di mare

Diego ha invece preso lo spaghettone di Gragnano selezione Afeltra con alici, n’duja, pane alle erbe e granella di pistacchio. Erano talmente buoni che si è persino scordato di farmeli assaggiare! -.-‘

La Maniera di Carlo - spaghettone di Gragnano

A questo punto eravamo abbastanza provati. Ma, dato che generalmente non riusciamo quasi mai ad arrivare al dolce, Diego ha deciso di provare il tiramisù con granita di caffè. Ma prima (!), entrée del dolce!! >.<
Un semifreddo allo yogurt, pesche e sorbetto di basilico.

La Maniera di Carlo -

L’assaggio era squisito. Ma il tiramisù ancora di più! (sono in vena di rime)

La Maniera di Carlo - Tiramisù con granita di caffé

Per concludere in bellezza, il titolare ci ha deliziati con un amaro che può far digerire persino la peperonata(!!); un nome, un programma: TOCCASANA, ho detto tutto.

Ok, perdonatemi: le foto non sono il massimo ma era pur sempre una cena romantica (!) e quindi la luce era parecchio soffusa… Photoshop aiuta, ma non sempre fa miracoli! 😛

Vorrei concludere accennandovi una futura recensione. Più o meno…
Dopo La Maniera di Carlo, no, non la stessa sera, qualche sera dopo, siamo stati in un ristorante con una Stella Michelin. A confronto, La Maniera di Carlo ne merita almeno una in più di quest’altro…
Non voglio rovinarvi la sorpresa, quindi non vado oltre.

Vi basti sapere che non tutte le stelle brillano.

Xo, Xo.
D.

La Maniera di Carlo

La Maniera di Carlo
Via Pietro Calvi, 20129 Milano
Tel. + 39 02 76024261
WEBSITE: http://www.lamanieradicarlo.it/
Lemì - Ippazio Turco, lo chef e Diego, lo sposo

Dolce Lemì, piccolo come sei…

Ok, ho barato, questo non era all’interno della lista, ma, essendoci sposati nel Salento, avevamo finalmente l’occasione di provarlo…

E dunque comincia qui il nostro “viaggio di nozze”. Proprio nel Salento, in un piccolo ristorante che da un paio d’anni ci incuriosiva…

Intimo, soffitti a cupola in pietra leccese, un camino in fondo al corridoio e la tavola decorata con raffinatezza, questo è Lemì: un ristorante verso l’uscita (o l’entrata, dipende dai punti di vista) di Tricase, nel mio amato basso Salento.
Ad accoglierci, questa ragazza alta e snella, ricordava molto una ballerina di danza classica, delicata e gentile, probabilmente la moglie dello chef. Ci fa accomodare e ci da il benvenuto servendoci dei “paninetti”: cosa molto particolare di questo ristorante è che il coperto non comprende il pane, ma bensì questi mini panini (fatti al momento) con diversi tipi di condimenti, dalle olive, al salmone, al pomodoro, al capocollo e rucola…

Studiato il menu, diamo il via alle ordinazioni. C’è l’imbarazzo della scelta, ma per fortuna eravamo in cinque, quindi abbiamo potuto provare diverse pietanze.
Personalmente ho cominciato la cena con uno “Studio sui gamberi”, crudi, rossi e viola, appena cosparsi di limone e foglioline di menta, con una nota croccante data dalla julienne di zucchine e due gocce di aceto alle fragole (a dir poco azzeccato con i gamberi!).
Lemì - Studio sui gamberi

I miei compagni di tavolo, hanno invece optato per il cotto: dalla crocchetta di pesce azzurro su vellutata di patate e gocce di menta:
Lemì - Crocchetta di pesce azzurro

Ai piccoli pesci in tempura:
Lemì - Piccoli pesci in tempura

Ai friggitelli ripieni (di gambero) in tempura:
Lemì - Friggitelli ripieni

Un inizio davvero gradevole, abbinato a delle bollicine, che ispira a continuare in questa direzione… Arrivando alle portate principali, accompagnate da un Rosato di Aleatico Polvanera (ottenuto da uve di Aleatico, Primitivo ed Aglianico).
Riccio di riso. Per me. Che amo i ricci di mare. Il miglior piatto al mondo che potessi mangiare. La miglior scelta fatta in tutta la mia esperienza culinaria. Un piatto che ti sa emozionare, che ti stupisce.

Un riccio di riso tiepido al nero di seppia, sovrastato da una pallina di gelato (!!) al riccio di mare. Vorrei spendere più parole al riguardo, ma non riesco a trovarne di adeguate: l’emozione è forte e talmente complessa che quasi non si può descrivere.
Lemì - Riccio di riso

Gli altri primi scelti dai miei amici erano una ciceri e tria rivisitata con gamberi:
Lemì - Ciceri e Tria con gamberi

Spaghetti aglio, olio, peperoncino e frutti di mare:
Lemì - Spaghetti aglio, olio, peperoncino e frutti di mare

E ancora coi secondi: un polipo cotto nel forno a legna, con legna d’ulivo. Tenerissimo. Si scioglie in bocca e si sente il profumo della legna.
Lemì - Polipo cotto in forno a legna

Pesce all’amo cotto su pietra di mare. Sotto la pietra ardente i profumi di finocchietto e altre spezie. Il pesce (bianco), lasciato al naturale, prendeva tutti quegli odori. Era qualcosa di delizioso:
Lemì - Pesce all'amo su pietra di mare

Ed infine, bruschette di triglie, coulì di pomodoro, capperi ed erbette aromatiche. Un’altra forte emozione, un altro piatto che racconta di uno chef attento e studioso. Una sottile fettina di pane arrostito poggiato su un filetto di triglia accuratamente ripulita da tutte le spine. Un fondo di pomodoro e capperi. Una delizia al palato. L’unico assaggio che mi son sentita di fare dopo il riccio di mare (per non “rovinarmi” l’emozione).
Lemì - Bruschette di triglia

L’unica cosa di cui un po’ mi pento è non aver osato con il dessert: son certa che anche con il dolce, Ippazio, lo chef, mi avrebbe lasciata a bocca aperta.

Baci, baci,
D.

Ristorante Lemì

Lemì
Via Vittorio Emanuele II – Tricase (Lecce)
Tel. + 39 3475419108 (Ippazio Turco)
WEBSITE: http://www.ristorantelemi.it/
Cake topper

Non la solita lista nozze…

Ebbene sì, mi sono maritata (!!!), ecco la causa della mia assenza.

Non voglio di certo annoiarvi raccontandovi delle nozze, vi narro invece della scelta della nostra lista nozze…

Parto dal principio: purtroppo si sa, le aziende di ‘sti tempi, quando si tratta di assunzione, si tirano indietro e così anche la mia (ormai ex). Quindi alla ricerca di una nuova occupazione, l’ho finalmente trovata. Questo però ha implicato la rinuncia al viaggio di nozze che, ahimè, ho capito solo ora quanto in realtà serve(!), specie per chi organizza un matrimonio fuori porta e con invitati poco indipendenti… (-.-‘)

Io e (oddio!) mio marito, abbiamo quindi optato per un viaggio di nozze CULINARIO: lo sapete ormai bene quanto sia amante del cibo e del buon vino.
Quale occasione migliore, dunque, se non il guadagno del matrimonio per spendere in ristoranti? ! E poi, diciamocelo, a Milano ci sono dei gran bei ristoranti costosi! 😀

Abbiamo dunque raccolto in una paginetta alcuni dei ristoranti che da qualche tempo ci incuriosiscono: http://www.notredem.com/notremonio.

Ed ora via… ringrazio fin da subito chi ha partecipato (e/o chi parteciperà) alla “colletta” e che mi (ci) sta dando quindi modo di sperimentare nuovi gusti, nuovi abbinamenti, nuove emozioni.
L’occasione è d’oro per recensire i migliori ristoranti di Milano (e non). Non perdo quindi tempo in chiacchiere…

Buona lettura, brutte bestie!
Muà, D.

Ricetta - Cosmopolitan

Cosmopolitan

Il Cosmopolitan è un grande classico americano, diventato ultimamente famoso, grazie a “Sex and the city”, il telefilm nel quale quattro amiche di New York si ritrovano spesso a parlare delle loro avventure sedute davanti ad una invitante coppa di questo drink.

Il Cosmopolitan è (ovviamente da quando l’ho provato la prima volta) da sempre stato il mio cocktail preferito, in quanto non è né troppo dolce, né troppo acre… SE FATTO BENE!

INGREDIENTI:

  • Vodka (4cl.)
  • Cointreau o Triple Sec (1,5cl.)
  • succo di lime (1,5cl.)
  • succo di mirtillo rosso (cranberry) (3cl.)
  • Ghiaccio q.b.

Shakerare e servire in una doppia coppa Martini ghiacciata.

Innanzitutto, mettere a ghiacciare una doppia coppa Martini.
Versare gli ingredienti dentro ad uno shaker insieme ai cubetti di ghiaccio per 3/4 della sua capienza e shakerare. Filtrare il cocktail nella doppia coppa Martini ghiacciata.
Guarnite con una fettina di limone o un ricciolo della sua scorza.

Ricetta - mojito con la vodka

Mojito (…con la vodka)

Il Mojito è un long drink di origine cubana composto da rum, zucchero di canna, lime, foglie di menta e acqua gasata (o schweppes, acqua tonica).

Non gradendo molto il rum, personalmente, lo scambio volentieri con la vodka e, devo dire, che non è affatto male la ricetta che oggi vi propongo:

INGREDIENTI:

  • Vodka (5cl.)
  • 1/2 lime a pezzi
  • 2 cucchiaini di zucchero di canna
  • Un rametto di menta (8-9 foglie)
  • Ghiaccio (a cubetti o tritato)
  • Acqua gasata (o schweppes, acqua tonica).

Usare un bicchiere del tipo tumbler alto.

Mettere sul fondo del bicchiere il lime a pezzi, lo zucchero di canna e un gocchino di schweppes, schiacciare con il pestello e fare amalgamare. Aggiungere poi la menta e premerla delicatamente, aggiungere il ghiaccio tritato, la vodka ed infine, a completare, la schweppes.

DesiProdaccion Acquasala - Trattoria pugliese

Un angolo di Puglia sui Navigli milanesi…

A piedi, sotto questo cielo incerto di maggio (di cui ormai non ne possiamo davvero più!) alla ricerca di un posticino caldo, accogliente, ma soprattutto economico, ci siamo presto imbattuti in questa graziosa trattoria che avevamo già notato più volte, ma dove non ci eravamo mai fermati per gustare un pranzo o una cena.
È ormai risaputo che ho mezzo sangue Salentino, quindi come non entrare in una trattoria pugliese che affaccia sul Naviglio?
Ed eccomi dunque, di nuovo qui, a raccontarvi la mia piccola serata in balia dei ricordi di quei sapori unici ed autentici.

Sono partita in quarta ordinando, come antipasto, le mie adorate pittule: delle piccole frittelle di pasta lievitata con all’interno (di solito a piacere), in questo specifico caso, ricotta forte e olive con porri pastellati; inoltre, la casa offriva una bruschetta con pomodoro fresco e del salame di cavallo per dare il benvenuto ai commensali.
Bè, buono, era buono, ma di certo nulla a che vedere con le pittule delle sagre Salentine, più unte e più grandi! 🙂

Acquasala - antipasto: pittule, bruschetta e salame di cavallo

Quella sera, devo dire la verità, per la prima volta, ero decisa su ciò che volevo mangiare. Ecco perché, anche con il primo sono andata sul sicuro: orecchiette alla “minchiata”, ovvero le classiche orecchiette con pomodorini, rucola e cacioricotta grattugiata sopra. Una delizia sia per il gusto che per la vista: splendidi ed invitanti erano i colori del piatto!

Acquasala - primo: orecchiette alla minchiata

Il mio compagno, invece, ha preferito le orecchiette di grano arso con pomodorini ciliegia e stracciatella d’Andria, ovviamente deliziose anche quelle, ma un po’ meno invitanti rispetto alle mie! 😛

Acquasala - primo: orecchiette di grano arso con pomodorini ciliegia e stracciatella d’Andria

Come secondo, abbiamo azzardato a prendere le bombette di Cisternino, ovvero degli involtini di capocollo di maiale con all’interno pezzetti di manzo, prosciutto e formaggio (caciocavallo ad Alberobello, pecorino grattugiato) e, per curiosità, dato che i nostri “anziani” ne parlano così bene, abbiamo chiesto di metterci anche un pezzettino di Gnummareddi, cioè degli involtini di interiora stretti all’interno del budello di agnelli (o capretti), delle dimensioni di circa 5 centimetri.
Sì, lo so che detta così può risultare stomachevole, ma vi giuro che è commestibile! >.<

… Bè, lo ammetto, il secondo non l'ho molto apprezzato, un po' per la pienezza e un po' perché non sempre riesco ad apprezzare la carne, ma nonostante tutto, vi assicuro che nell'insieme, la cena è stata davvero ottima. Ovviamente, non potevano mancare del buon pane pugliese e del rosso della casa.

Acquasala - pane e vino

La trattoria in questione è Acquasala, di seguito vi indicherò tutte le informazioni necessarie per raggiungere il posto, non vi intrattengo di più, vi lascio solo due perle in dialetto Salentino per allietarvi il resto della giornata, vediamo se ne capite il significato…

“ ci bive mieru campa cent’anni ”
“ l’oiu te ulia lu male porta via ”

Baci, baci,
D.

Acquasala - trattoria pugliese

Acquasala – trattoria pugliese
Ripa di p.ta Ticinese, 71 – 20143 Milano
Tel. 02.89423983 – info@acquasala.it
WEBSITE: http://www.acquasala.it/
FACEBOOK: page
ORARI: Mar – Dom: 12:30/14:30 – 19:30/24:00

Stasera cucina Cracco!

Bè, ecco, dopo un po’ di astinenza da blog, eccomi splendida come sempre a raccontarvi di qualche sera fa…

Poco meno di un mesetto fa, un mio amico su FB aveva condiviso il link ad un evento (a mio parere) stràfico: CIBO A REGOLA D’ARTE.
Incuriosita (perché quando si parla di cibo sono sempre in prima fila!) ho aperto il link e mi ritrovo due settimane piene di piccoli eventi all’insegna della cucina; protagonisti degli eventi: Davide Oldani e Carlo Cracco (il simpaticone di masterchef).

CIBO A REGOLA D’ARTE è un percorso dentro la cultura del cibo, alla scoperta e riscoperta di sapori, gusti, profumi, territori, storie e tradizioni.

CIBO A REGOLA D’ARTE per il pubblico è un’occasione di esplorazione dei territori, con le loro materie prime, le produzioni enogastronomiche, le eccellenze grandi o piccole, internazionali o locali, che credono nel loro Genius Loci, nell’anima della loro terra che si offre come esperienza culturale.
E’ un evento per il popolo dei «Foodies», appassionati che semplicemente AMANO IL CIBO per consumarlo, studiarlo, prepararlo e conoscerlo.

In pratica si trattava di mini workshop di cucina, piccole conferenze tenute dagli Dei della cucina italiana degli ultimi tempi e presentazioni di piatti tipici, il tutto presso il Museo nazionale della scienza e della tecnologia Leonardo da Vinci.

Insomma, pareva una cosa divertente, interessante ed originale, che poteva distogliere un po’ le attenzioni dei milanesi dai problemi quotidiani!

Comunico quindi immediatamente la cosa ad un tizio che vive con me da troppo tempo, stra-appassionato di cucina e che ha quasi rischiato di partecipare alla prossima edizione di.. vabbè, lasciam perdere!

Così, Lui, ha voluto iscriversi ad una delle cene che concludevano le settimane di eventi: il 24/03/2013, Cena d’autore, firmata Carlo Cracco.

Ovviamente i posti erano terminati e la sua iscrizione per due persone è quindi finita in lista d’attesa.

Arriviamo al dunque: Lui era rimasto solo in quanto il suo amico non poteva accompagnarlo e quindi mi son dovuta “sacrificare”…
Bè, quale miglior premio per un sacrificio fatto(?!).

IL MENÙ

  • Tuorlo d’uovo marinato, piselli e menta
  • Risotto mantecato con lenticchie
  • Sottofiletto di vitello gratinato, capperi e liquerizia
  • Nuvola di mascarpone, lime e rum

I piatti su cui puntavo parecchio erano l’antipasto e il dolce ed effettivamente non mi hanno per nulla delusa, anzi: cosa darei per rimangiare quel tuorlo!
Gli altri due piatti, il primo ed il secondo, non mi convincevano molto: mi aspettavo un risotto color marrone, con all’interno le lenticchie intere, mentre per il “graten” di capperi e liquerizia (sì, perché con la “e” fa più figo) avevo molte perplessità.

#EINVECE(!) Il primo era un semplice risotto in bianco con sopra grattuggiate le lenticchie ben tostate (ma tanto, tanto #CIT di Cracco) in precedenza. Buono, eh, ma nulla di così eccezionale… Potrei tentare di rifarlo e credo possa anche uscirmi bene.

Il secondo invece, con mia gran sorpresa, era molto buono! L’accompagnamento era un petalo (-.-‘) di purea di rafano e due puntarelle (le mie verdure preferite); il “graten”, che era la mia più grossa perplessità della serata, si è invece scoperta una squisita salsina sopra al sottofiletto (scusate il gioco di parole) di cui, la liquerizia era appena appena percettibile, ma finito il piatto tornava su per allietare il palato.

Sottofiletto di vitello gratinato, capperi e liquerizia

Veniamo ora ai piatti forti!
Il tuorlo marinato (non ho ancora capito né come né con cosa) era qualcosa di indimenticabile: servito su un piatto di insalata sotto la quale c’era una crema di piselli e menta e intorno il sottilissimo bianco dell’uovo cotto non so come. Insomma, una vera libidine per noi comuni mortali!

Ecco, qui la fame ha preso il sopravvento e non mi sono ricordata di farvi una foto del piatto, I’m sorry!

Il dolce, invece era questa nuvola, sia come forma che come consistenza, di mascarpone avvolta in microgranelli di pan di Spagna e circondata da una cremina a base di rhum.

Nuvola di mascarpone, lime e rum

C’è da sottolineare che durante tutto ciò non riuscivi mai a tenere vuoto il calice: a partire dallo spumantino iniziale, i camerieri erano sempre pronti a rifornirti, fino a concludere con un rosso barricato (che a me, ovviamente, non piace!).

A fine cena, il nostro caro Chef è uscito per ricevere applausi e/o insulti ed io, ormai bella sull’ubriaco andante grazie agli infiniti camerieri pronti a servirti vino, non mi sono persa di certo l’occasione per divertirmi un po’ con lui!!
L’ho accolto con un bel “Mi stai diludendo! Hai fatto un mappazzone!“, riferendomi al risotto servito tutto schiacciato nel piatto (anche qui la fame, non essendosi ancora placata, mi ha fatto perdere l’occasione della fotografia, ma ne ho trovata uno sul web: FOTO). Cracco ha ovviamente sorriso e mi ha risposto: “Vuoi che muoro!?“, insomma, lo scambio di battute non mi ha distolta però dalla domanda che volevo porgli fin dall’antipasto:
Chef, ma se non voglio fare il tuorlo marinato, con cosa potrei abbinare quella fantastica crema di piselli e menta?
… ecco la sua reazione:

Carlo Cracco e DesiProdaccion: la domanda impossibile

Ok, la sua risposta è stata: “Oddio, non saprei” dopodiché ha passato la palla al suo tirapiedi, lo Chef Luigi Taglienti, che mi ha risposto: “Forse, con del prosciutto crudo“.

Dopodiché Cracco, rivolto ad una signora che poco prima gli chiese come mai non ridesse mai, essendo un così bel ragazzo: “Vede signora perché non sorrido mai?“.

La serata si è conclusa quindi con una bella risata ed una foto ricordo:

Carlo Cracco e DesiProdaccion: foto ricordo

Be Bop Milano

Be Bop: Libertà alimentare, ma anche no!

Una nota polemica, direi che ogni tanto ci sta.
Oggi vi narrerò la mia pessima esperienza al BeBop, un ristorante che propone sia piatti normali per tutti i comuni mortali (pizza compresa), sia piatti per vegetariani, che ormai vanno di moda.
Meno male che almeno ho potuto gustarmi un buon vino, Il Funtanaliras, Vermentino di Gallura D.O.C.G.

Leggendo il menù, tutto sembrava delizioso, ma non essendo io vegetariana, ho deciso di optare per i piatti “normali” (pessima idea!!) e la scelta del vino è fondamentale anche per decidere che cosa mangiare… ovviamente ho prediletto il pesce.
Ho cominciato con un bis di tartare: salmone con finocchi ed erba cipollina, orata con una salsina di cui non ricordo il nome; la mia portata migliore!

A seguire, la mia scelta è caduta su questo “Fagottino di salmone con pistacchi“, che di fagottino aveva ben poco: nell’immagine qui sotto potete notare che in realtà era un trancio di salmone con una granella di pistacchio, nulla di più. Buono, sì, ma potevo farmelo anche a casa!
Be Bop: Libertà alimentare, ma anche no! - Fagottino di salmone con pistacchi

Ma vorrei mostrarvi anche i piatti degli amici con cui ho cenato. Creerò una classifica dei 3 piatti peggiori:

Al terzo posto si classifica, non tanto per l’aspetto che sembra(va) anche buono, ma più per il gusto acidulo di quella salsina gialla (che ovviamente ho assaggiato): Branzino croccante con sesamo e salsa allo chardonnay
Be Bop: Libertà alimentare, ma anche no! - Branzino croccante con sesamo e salsa allo chardonnay

Il secondo posto se lo aggiudica, questa volta più per l’aspetto che per il gusto, che, a quanto dice la persona che l’ha mangiato, era buono:
Filetto di manzo alla griglia con radicchio
Be Bop: Libertà alimentare, ma anche no! - Filetto di manzo alla griglia con radicchio

Ed il primo posto sul podio spetta a… (rullo di tamburi)
L’entrecote di manzo con riduzione di aceto balsamico e puré
Be Bop: Libertà alimentare, ma anche no! - entrecote di manzo con riduzione di aceto balsamico e puré

Concludo dicendo che la scelta di andare al BeBop è stata fatta in quanto consigliato da alcune persone e perché, essendoci tra noi un vegetariano, volevamo trovare un punto d’incontro tra le diversità alimentari, ma poi (mannaggia a lui!!) questa persona non è potuta venire: nessuno ha scelto pietanze vegetariane, chissà, magari potevano essere migliori di quelle “normali”… resterà un mistero!

Se vorrete provare, ecco i dati del ristorante:

Be Bop Milano

Be Bop
Viale Col di Lana, 4 – 20136 Milano
Tel. 02 8376972 – bebop.milano@virgilio.it
WEBSITE: http://www.bebopristorante.com/
Juleps Milano

Juleps – American bar

Ok, veniamo agli “ubriaconi“.
Liqueur de Chambord | Juleps
Voglio presentarvi il JULEPS, un American Bar & Restaurant, ma voglio soffermarmi più sul bere..

Kevin è il nome del mio BARTENDER (ormai) preferito. Oltre ad essere un gran figo, è preciso come è ormai raro essere e saltuariamente si inventa anche buonissimi cocktails! Ma attenzione, la domenica ed il lunedì, lui non c’è. (#sapevatelo)

Il Juleps, a differenza degli innumerevoli pub situati sui Navigli di Milano, offre una vasta scelta di ottimi cocktails, preparati inoltre con grande accuratezza e precisione.
Suddivisi per spirito, ce n’è davvero per ogni gusto!

La prima volta che sono andata al Juleps, ho subito testato il mio cocktail preferito: il Cosmopolitan. Ottimo. Davvero. Ben poco da dire al riguardo: se si seguono alla perfezione le dosi, è difficile fare un cattivo cocktail, no?

Cosmopolitan | Juleps

Qualche sera dopo, invece, sono scesa (sì, scesa, perché in pratica abito lì sopra!) dopo cena e Kevin mi ha consigliato lo Chambord Kamikaze, molto simile al Cosmopolitan, in quanto è a base di Vodka, ma con l’aggiunta di questo liquore di cui ne ignoravo l’esistenza. A differenza del Cosmopolitan, questo cocktail risulta al palato più secco, meno dolce.

Un altro buon cocktail che vi consiglio è il Lots of Passion. Anche questo a base di vodka, beh, penso si sia capito che questo è lo spirito che preferisco. Notare il tocco di classe di mettere quei micro pallini di zucchero rosa all’interno del frutto della passione. Una libidine:

Lots Of Passion | Juleps

Ed infine, per le donzelle più delicate, un po’ come mia sorella, che non regge nulla e che schifa fin troppe cose, consiglio lo Champagne Julep. Sì, a base di Champagne, avete letto bene, CHAMPAGNE. Delicato, ma al tempo stesso ha quel tocco deciso di menta. Accompagnato da un assaggio di frutti di bosco:

Champagne Julep | Juleps

Un consiglio spassionato: se passate dal Juleps, evitate di chiedere cose tipo “Vodka-redbull“: non è cosa, fidatevi!

Bè, a me è venuta sete. Quindi unitevi a me e andiamo a gustarci un ottimo drink al Juleps (con quel figo di Kevin!).

Juleps Milano

Juleps
Via Evangelista Torricelli, 21 – 20136 Milano
Tel. 02 89409029 prenotazioni@julepsmilano.com
Happy hour dalle 19.00 alle 20.30 – Domenica brunch dalle 12.00 alle 16.00
WEBSITE: http://www.julepsmilano.com/